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L’Ebrea strangolatrice

09 Novembre 2018 Categoria: Cechia

Al confine tra la Città Vecchia e il quartiere ebraico, a pochi passi dalla sinagoga spagnola, si trova la chiesa del Santo Spirito, il più vicino luogo di culto cristiano al quartiere ebraico; il punto che segnava il confine tra Ebrei e Cristiani.

La chiesa fu costruita nella prima metà del 14° secolo accanto ad un monastero benedettino che sorgeva originariamente nella parte occidentale della chiesa.

La leggenda narra che una bella donna ebrea ma solitaria e riservata, si recasse in sinagoga ogni Sabato e un giorno incrociò lo sguardo di Anselmo, un monaco giovane e bello che viveva nel monastero. Egli era talmente piacente che conduceva molte fanciulle cristiane alla tentazione.

Una sera la ragazza ebrea uscì dalla sinagoga dopo la sua preghiera e una volta in strada, attraverso uno spazio sul muro del ghetto, incrociò lo sguardo affascinante di Anselmo. Fu un colpo di fulmine tra i due. Si innamorarono a prima vista e quell’amore era talmente ardente che non potevano separarsi da quel momento. Naturalmente sapevano che dovevano mantenere il loro amore segreto; entrambe le comunità religiose non avrebbero permesso l’unione a causa la loro intolleranza verso le altre fedi e inoltre Anselmo viveva nel celibato monastico.

I due amanti usavano incontrarsi segretamente nei sotterranei della chiesa, che la donna poteva raggiungere dal quartiere ebraico attraverso un passaggio nascosto creato anni prima, quando le case ebraiche sorgevano adiacenti al monastero.

I due amanti continuavano a vedersi in segreto…

Giù nei sotterranei i mesi passavano e il loro amore cresceva sempre di più, fino a quando un giorno decisero di fuggire insieme.

Ma quella stessa notte, L’abate, che già da qualche tempo aveva iniziato ad insospettirsi, decise di seguire Anselmo fino al seminterrato; si nascose dietro un barile ed ebbe la conferma. Il mattino seguente l’abate chiamò Anselmo nel suo ufficio. Quest’ultimo non ebbe altra scelta che ammettere tutto. Poiché l’abate non voleva perdere Anselmo, decise di trasferirlo in un altro monastero. L’abate avrebbe preferito Anselmo altrove, anche a costo di lusingare altre fanciulle cristiane, come era solito accadere, che saperlo fuggire con un eretica.

Alla notte dello stesso giorno, giù nel seminterrato, ove i due amanti avrebbero dovuto incontrarsi, la ragazza Ebrea era sola, nell’inutile attesa del suo amato. Dopo qualche ora, la preoccupazione iniziava a salire, decise di andare a cercare Anselmo all’esterno. Vagava in preda ad un’ansia crescente, alimentata da un cattivo presentimento – cominciò a capire che qualcosa era successo e in preda ad un amore ossessivo, si aggirava nervosa attorno al monastero, sbattendo i pugni sulle porte e chiamando ad alta voce il nome di Anselmo. L’abate si presentò poco dopo e le raccontò tutto prima di invitare l’ebrea ad allontanarsi dal monastero. Ella, dopo aver capito che non avrebbe più visto Anselmo, ribollì dalla rabbia; alienata dall’amore e dalla follia, saltò addosso all’abate e prima che questi potesse prendere fiato per chiedere aiuto, la donna strinse le mani intorno al suo collo e lo strozzò.

La donna ebrea venne giustiziata per il crimine commesso. Da quel giorno, voci riportano del fantasma dell’Ebrea strangolatrice che si aggira per il seminterrato della chiesa del Santo Spirito, all’ostinata ricerca del suo amato perduto chiamandolo peril suo nome: Anselmo.

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