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Misteri di Madrid “Los Gatos”

14 Marzo 2018 Categoria: Spagna

Mi sposai giovane, e fui felice di trovare in mia moglie una indole congeniale alla mia. Osservando la mia predilezione per gli animali domestici, non perdeva occasione di procurarmi quelli delle specie più piacevoli. Avevamo uccelli, pesci dorati, un bellissimo cane, conigli, una scimmietta e un gatto. Quest’ultimo era un animale eccezionalmente forte e bello, tutto nero e straordinariamente sagace. Quando parlavo della sua intelligenza , mia moglie, che in cuor suo era non poco imbevuta di superstizione, alludeva spesso all’antica credenza popolare che considerava tutti i gatti neri streghe travestite.

Pluto – era questo il nome del gatto – era il mio beniamino, il mio compagno di giochi.

 

È così che ha inizio il famoso racconto dell’orrore Il Gatto Nero di Edgar Allan Poe, un racconto raccapricciante che vale la pena leggere per la sua capacità di creare una sensazione di terrore e mistero in una storia apparentemente ordinaria, e ciò attraverso la figura di un gatto nero con un solo, diabolico, occhio.

Il gatto è da sempre stato visto come una creatura infernale, se poi lo si prende nero meglio non parlarne. Pensate che, nonostante nel terzo millennio, esista una giornata dedicata proprio al gatto nero, precisamente il 17 Novembre, per sfidare ancor di più la supposta iella del felino in questione.

Può sembrare assurdo che vi sia stato bisogno di una tale giornata, ma si comprende il perché quando si scopre che ogni anno spariscano, solo in Italia, circa 3000 gatti neri, e il numero raggiunge un picco massimo con l’avvicinarsi della notte delle streghe, il 31 di Ottobre. Si crede che questi animali vengano usati principalmente per sacrifici al maligno, ma è facile pensare che molti vengano uccisi anche a causa delle credenze popolari.

Non mi dite che, guidando la vostra auto, al vedere un gatto nero che vi attraversa repentinamente la strada non abbiate mai avuto un momento di inquietudine… “Proseguo o attendo che qualcun altro passi prima di me?”, ma alla fine per non sembrare degli psicopatici proseguiamo, pronti a colpevolizzare il gatto se nelle ore successive dovesse accaderci qualche evento spiacevole.

 

Abbiamo ereditato questa idea dei gatti dal medioevo, quando liberavano le città da una delle più diffuse minacce per la salute e la conservazione del cibo: i topi. Eppure alcuni autori medievali davano a quest’attività felina una lettura negativa, equiparando il modo in cui i gatti catturano i topi a quello con cui il diavolo si impadronisce delle anime.

Un autore del secolo XII affermava che nei riti satanici “il diavolo scende come un gatto nero davanti ai suoi devoti. Gli adoratori spengono la luce e si avvicinano al luogo dove hanno visto il loro maestro. Lo cercano nel buio e quando lo hanno trovato lo baciano sotto la coda”.

Si riteneva che le streghe avessero il potere di assumere sembianze feline, cosicché, tali credenze spinsero il papa Innocenzo VIII a dichiarare che il gatto fosse l’animale preferito del diavolo e idolo di tutte le streghe.

Perché, quindi, nonostante queste valenze negative, gli abitanti di Madrid son detti gatti???

Nella valenza positiva del termine gatto presente nella città di Madrid siamo più vicini alla concezione islamica di questo animale, che vede nella sua pulizia un pregio non condiviso da alcun altro animale.

 

Il motivo, però, affonda le sue radici nella storia, legandosi alla vita del popolo arabo.

Dove oggi nasce il palazzo reale di Madrid sorgeva l’alcazar, avamposto musulmano che Alfonso VI di Castiglia doveva far suo se voleva rendere sicura la città di Toledo. Giunto sotto le mura della città, allora chiamata Mayrit, si rese conto che la conquista sarebbe stata più difficile del previsto.

All’improvviso un giovane si presentò dinnanzi al re, assicurando di avere delle qualità eccelse nella scalata. Garantì che avrebbe raggiunto i bastioni della muraglia e assicurato una corda che avrebbe permesso l’ascesa del resto dei soldati. Il re accettò la sua proposta e con il favore delle tenebre la missione fu avviata.

Al vedere il giovane arrampicarsi su per la muraglia, con il solo aiuto di una daga, il resto dei soldati esclamò a una sola voce “Si arrampica come un gatto!

La città fu presa grazie a colui che da quel giorno fu conosciuto come “il Gatto”. Dopo poco tempo il giovane cambiò perfino il suo cognome. Divenne “Gato” e si dice che coloro che oggi portano questo nome siano direttamente suoi discendenti, una famiglia divenuta nobile grazie alla destrezza, e una nobiltà rappresentata da uno scudo familiare raffigurante un muro con una daga.

Da allora, per estensione, tutti i madrileni vennero chiamati Gatos.

Una storia positiva legata a questo animale, un piccolo barlume nell’oscurità delle leggende feline, come la leggenda di cui narrerò la prossima settimana, in cui dei gatti…beh meglio scoprirlo per conto vostro!

 

Sulla sua testa, la bocca rossa spalancata e l’unico occhio di fiamma, stava appollaiata la bestia orrenda, le cui arti mi avevano sedotto all’assassinio, e la cui voce accusatrice mi consegnava al boia. Avevo murato il mostro dentro la tomba!

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