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L’antro della Sibilla Cumana

09 Giugno 2019 Categoria: Italia

Seguendo le tracce degli antichi oracoli ci imbattiamo in un luogo oscuro e leggendario: l’antro della Sibilla Cumana. Nell’Eneide di Virgilio è descritto come la porta degli Inferi, mentre alla Sibilla è affidato il compito di accompagnare Enea nel regno di Ade. La storia della celebre sacerdotessa è invece narrata nelle Metamorfosi di Ovidio, ma noi l’ascolteremo direttamente dalla sua voce…

Sibilla Cumana
La Sibilla Cumana accompagna Enea nell’Oltretomba

L’antro dalle cento porte

Siamo nella’antica Cuma (Napoli), una delle prime colonie greche in Occidente. Davanti a noi si apre il paesaggio maestoso dei Campi Flegrei, a pochi passi dal Lago Averno, le cui acque sono placide solo in apparenza. Questo luogo è la sintesi perfetta degli oracoli esplorati negli articoli precedenti: i poteri del sottosuolo di Delfi uniti all’oscura negromanzia di Efira.

Saliti sull’acropoli, raggiungiamo le rovine del Santuario di Apollo presso cui si trova l’antro della Sibilla che in epoche remote ospitò la leggendaria sacerdotessa di Apollo ed Ecate.Varchiamo la soglia e ci addentriamo in un tunnel lungo 101 metri, interamente scavato nel tufo; le pareti trapezoidali sembrano stringersi al nostro passaggio, quasi a volerci risucchiare nel ventre della terra. Davanti a noi si apre una serie progressiva di passaggi, una “fisarmonica” di roccia dove sole e tenebra si rincorrono creando strani giochi di luce.

Avanzando nel cunicolo non riusciamo a scorgerne l’estremità e per un attimo siamo assaliti dall’angoscia di continuare a camminare all’infinito. Alla fine troviamo l’uscita, sbuchiamo in una sala con una piccola stanza ricavata su un lato. È questo il famigerato antro della Sibilla Cumana, il luogo arcano dove la sacerdotessa sentenziava le sue profezie. Ora ci appare come un cubicolo vuoto e spoglio, con i sedili in pietra e i fori lasciati dal cancello che anticamente separava la Sibilla dai mortali, la potenza divina dalle fragili miserie umane.

Restiamo in silenzio e, mentre proviamo a immaginare come doveva essere un tempo, improvvisamente ci giunge un sussurro… All’inizio è flebile come un mesto alito di vento, poi prende forza fino a diventare una voce, stanca ma caparbia. È la voce della Sibilla Cumana, la sola cosa che resta di lei…

Sibilla Cumana
Il tunnel che conduce all’antro

L’atroce prezzo di un desiderio

«Oh mortale che giungi a disturbare il mio sonno, ascolta la mia triste storia, ché ti sia da monito e avvertimento. Apollo non abita più qui e la mia voce è l’ultimo baluardo della sua antica potenza. Pochi onori mi furono concessi e la mia vita fu una tragica e crudele ironia. Ero un’umile fanciulla, dotata però di una straordinaria bellezza; Apollo s’innamorò di me e in cambio della devozione mi concesse un desiderio. Così diventai la sua sacerdotessa, vergine e sposa al contempo.

In cambio chiesi di vivere tanti anni quanti i granelli di sabbia stretti nella mia mano. Fui accontentata, ma commisi un grave, terribile errore: dimenticai di chiedere, insieme alla longevità, l’eterna giovinezza. Fu così che la fortuna si trasformò in condanna, il dono in sciagura: invecchiai per mille anni, costretta a osservare il mio corpo sfiorire e avvizzire fino a diventare minuscolo e impalpabile. Alla fine mi trasformai in una cicala e i sacerdoti mi chiusero in una gabbietta. Quando infine il corpo da insetto si dissolse, di me restò solo la voce, la stessa che ora ti sta parlando.

Per secoli sono stata incarnazione dell’oracolo, il portentoso strumento nelle mani del dio. Sotto l’ispirazione profetica di Apollo trascrivevo vaticini su foglie di palma, mescolate poi dal vento così da rendere il responso enigmatico. La parola di un dio non è mai di facile comprensione, la verità va meritata attraverso l’ingegno. Ero una donna bella e potente, temuta e rispettata da eroi e sovrani. Ora invece sono ridotta a meno di uno spettro, ahimè!

Adesso che hai udito la storia và e lasciami alla mia malinconica e inconsolabile solitudine. Non ho più la forza per emettere vaticini, ma posso lasciarti un prezioso consiglio: fai attenzione a ciò che desideri perché corri il rischio di ottenerlo».

Sibilla Cumana
La Sibilla mostra i granelli di sabbia ad Apollo

Ritorno alla realtà

La voce della Sibilla Cumana si spegne e noi torniamo improvvisamente alla realtà, con lo stesso sgomento di un brusco risveglio. L’aria rarefatta e immobile ha lasciato il posto al chiacchiericcio di uccellini e persone. Ci guardiamo intorno e scopriamo di non essere soli; accanto a noi una coppia di turisti stranieri, lungo il cunicolo avanza una scolaresca chiassosa e festosa. Li guardiamo quasi con sconcerto poiché completamente ignari del profondo dolore che aleggia tra queste antiche mura.

Decidiamo di uscire, per lasciarci alle spalle il mistero e tornare alla realtà quotidiana, al nostro mondo costruito su fragili, illusorie apparenze. Mentre ci allontaniamo, ascoltiamo una guida raccontare che l’antro è stato scoperto nel 1932 dall’archeologo Amedeo Maiuri e che risale al VII-VI secolo a.C. con rimaneggiamenti d’età imperiale. Sentendo snocciolare queste informazioni sorridiamo un po’ amaramente, perché nessuno tranne noi sa che la Sibilla – o ciò che ne resta – risiede ancora in questi luoghi.

Mentre ci lasciamo alle spalle Cuma, nella nostra mente riecheggiano le parole della sacerdotessa: “Fai attenzione a ciò che desideri”. Questa volta non è affatto un consiglio sibillino, ma il chiaro monito di un’anima affranta a non commettere il suo ingenuo, fatale errore.

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