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Habelas Hainas

19 Febbraio 2019 Categoria: Spagna

Dal nono secolo i pellegrini camminano per centinaia di chilometri per recarsi alla tomba dell’Apostolo Giacomo, nella Cattedrale di Santiago de Compostela.

Ma quel Cammino verso Ovest, verso l’Atlantico e quella che un tempo era considerata la fine del mondo, è molto più antico, e risale ai tempi dei Celti, forse ancora a prima. E’ quindi inevitabile che le singolari potenze immateriali della terra di Galizia ogni tanto emergano, nel corso della Storia. Ma a cosa si riferisce Habelas Hainas?

 

Habelas HaylasEra il 1289 quando un Sinodo, riunito a Santiago de Compostela, proibì agli esponenti del clero di praticare l’attività di indovini e di fare incantesimi. Nel secolo successivo il divieto si estese a tutti, sotto pena di scomunica. I primi atti ufficiali che parlano di “donne incantatrici”, che operano incantesimi e maledizioni, risalgono al Cinquecento, e un altro Sinodo, sempre in Galizia, nel 1544 proclama la scomunica a maghe e stregoni. Pochi decenni dopo l’Inquisizione comincia a mietere le sue vittime, copiose anche in Galizia.

Fioccano le sentenze e tra torture e roghi si delinea anche una classificazione del mondo delle streghe. C’è la “meiga” e la “bruxa”. La meiga è la strega cattiva, satanica, che ha stretto un osceno patto con il diavolo. Il suo scopo è quello di “enmeigar”, cioè fare del male a persone o animali (preziosi, nel mondo contadino). La bruxa è invece la strega che può liberare da incantesimi e maledizioni, usando formule magiche e invocazioni di poteri nascosti. Ma proprio questa sua ambiguità morale la caratterizza comunque come strega, perché conoscendo il mondo che può causare il male avrebbe comunque la potenzialità di usarlo. Tutti d’accordo sul fatto che il loro potere, sia della meiga che della bruxa, venga comunque dal “lato oscuro”.

 

L’abbondante uso della tortura ha certamente contribuito ad arricchire di particolari assurdi le confessioni estorte, ricche forse Habelas Haylaspiù delle deliranti fantasie degli accusatori che dei reali misfatti di streghe e stregoni.

Nel 1579 una maga viene interrogata e torturata dalla corte di Santiago per “aver invocato, fatto accordi e copulato con il diavolo”; nel 1582 un’altra “strega e manipolatrice di demoni” confessò il patto che aveva con il diavolo, con il quale “aveva avuto rapporti sessuali anche contro natura, a volte durante il giorno e a volte di notte offrendogli corpo e anima e il sangue del dito”.

In Spagna l’Inquisizione ne ha bruciate a migliaia di queste streghe. Povere donne, colpevoli spesso solo di essere depositarie di antiche conoscenze popolari. In una società contadina ed analfabeta erano infatti le donne a prendersi cura della famiglia, e a curare i propri malati. Se devi preparare un decotto e non sai né leggere né scrivere e non hai un orologio a disposizione, come fai a conoscere le dosi e a calcolare i tempi di cottura? Semplice: canti. Canti una cantilena che contiene gli ingredienti e una serie di parole senza senso che servono solo per far passare il tempo necessario alla giusta cottura. Te l’hanno insegnata così, e ti hanno convinta che il Habelas Haylaspotere del decotto stia in quelle parole. Ma quando ti torturano per chiederti che cosa significa quel che dici non lo puoi sapere e a quel punto confessi qualsiasi cosa, anche che te l’abbia suggerito il demonio. E così finirono sul rogo quelle poverette e la loro antica sapienza contadina.

 

Ancora oggi, in Galizia, sui camini di molte case di campagna e sugli “horreos”, i tipici granai della regione, si vedono le caratteristiche decorazioni a punta, come piccoli obelischi, che rappresentano una forma di difesa contro le streghe e il loro potere. E quando si parla di quel mondo la gente sorride e spesso dice: “Habelas hainas”, che è solo il finale di un tipico detto galiziano: “Eu non creo nas meigas, pero habelas hainas” , cioè: “Non credo che esistano le streghe, ma per esserci, ci sono”.

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