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Misteri di Madrid “I Figli Divorati”

29 Marzo 2018 Categoria: Spagna

Poscia che fummo al quarto dì venuti
Gaddo mi si gittò disteso a’ piedi,
dicendo: ‘Padre mio, ché non mi aiuti?’.

Quivi morì; e come tu mi vedi,
vid’io cascar li tre ad uno ad uno
tra ‘l quinto dì e ‘l sesto; ond’io mi diedi,

già cieco, a brancolar sovra ciascuno,
e due dì li chiamai, poi che fur morti
Poscia, più che il dolor, poté il digiuno”.

Quand’ebbe detto ciò, con li occhi torti
riprese ‘l teschio misero co’ denti,
che furo a l’osso, come d’un can, forti.

 

In molti avranno riconosciuto i solenni versi danteschi che ritroviamo nel capitolo XXXIII della sua opera magna. Dato il tema dell’articolo di oggi credo che nessun referente letterario possa essere più appropriato. Per questo la scelta del conte Ugolino, conosciuto anche come il conte cannibale.

Il conte Ugolino, messo in prigione assieme ai suoi figli, vide il sangue del suo sangue avviarsi verso la morte a causa del digiuno imposto dai carcerieri. In un ultimo atto d’amore, però, questi pur di salvare il padre lo pregarono di cibarsi delle loro carni, e questo è ciò che Ugolino fece.

In realtà un’altra lettura di questo passaggio della Divina Commedia ci dice che Ugolino morì prima di poter commettere un tale atto, ma su di un blog che tratta misteri e storie di terrore meglio lasciare da parte questa seconda versione.

Potremmo prendere come referenza anche il mito, con il dio denominato Saturno, o Crono secondo la cultura greca classica, che divora i suoi figli quando scopre che uno di questi un giorno lo avrebbe scalzato dal suo trono, racconto reso magistralmente da una delle pitture nere di Francisco Goya.

Come avrete ben capito l’articolo di oggi tratta un tema non distante da questi esimi antecedenti, una storia legata tematicamente anche all’articolo della scorsa settimana, la casa de los gatos.

 

Anticamente, prima che nel XV secolo venisse creata l’Inquisizione Spagnola, nella cittadina di Madrid convivevano cristiani, arabi ed ebrei. La città era difesa da due muraglie, una cristiana e una mussulmana. Quest’ultima aveva una porta, chiamata Puerta de Moros, situata al lato della chiesa de San Andrés, che passando per il quartiere mussulmano portava verso la vicina Toledo. La zona era piena di stradine e viottoli oscuri e pericolosi, dove non era difficile incorrere in un furto, sempre che non fosse la vita quello che ci avrebbero sottratto.

Proprio nelle vicinanze di questa porta era possibile udire costantemente delle terribili urla ultraterrene. I cristiani iniziarono a credere che i lamenti fossero dimostrazione dello sconforto provato da quelle anime che solo dopo morte si erano rese conto della verità proferita dalla chiesa cristiana, e che ora piangevano nella speranza di ricevere il battesimo.

Una notte, perciò, alcuni cristiani si avvicinarono furtivamente alla porta e vi collocarono un’enorme croce nella speranza di liberare quelle anime. Ma rimasero agghiacciati dal terrore quando le grida, invece di sparire, aumentarono di volume, ferendo l’udito di quegli uomini che, mentre fuggivano via, videro avvicinarsi delle ombre.

Tre ombre, di quelli che sembravano bambini, sussurravano un nome inintelligibile.

Da quel giorno l’apparizione si ripetette ogni sera e i vicini, terrorizzati, iniziarono a investigare il significato di quello strano nome, nel tentativo di mettere fine a tale avvenimento. Ben presto compresero che quello che pronunciavano era il nome di un uomo che viveva nei dintorni di Puerta de Moros, perciò non tardarono nel recarsi direttamente da lui per chiedere spiegazioni.

L’uomo, quando si vide braccato, devastato dai sensi di colpa nello scoprire che tre anime erravano senza pace lì intorno, confessò tutto.

 

Se avete seguito la storia sin dall’inizio potete immaginare a chi appartenessero quelle povere anime, ma se così non fosse lo rivelerò cercando di essere il meno ridondante possibile.

 

L’uomo, di famiglia povera, aveva denaro appena sufficiente per sfamare sé stesso, e con cinque figli a carico la sopravvivenza non era una cosa facile.

Come una versione macabra di Hansel e Gretel pensò di togliersi dal groppone alcuni di quei figli…ma non li inviò nel bosco, ed essi non tornarono mai indietro con una pentola d’oro incontrata nella casa di marzapane. No…tre dei suoi cinque figli furono mangiati.

Quando tale atto fu scoperto l’uomo venne arrestato e condannato a ben 200 frustate. Il suo corpo, però, non resistette e lasciò questo mondo prima che il castigo avesse fine.

Pochi giorni dopo le terrificanti grida di Puerta de Moros cessarono. Apparentemente quelle anime avevano finalmente trovato la pace…o forse potevano finalmente vendicarsi del loro assassino.

Se volessimo trovare una morale al racconto di oggi cosa suggerireste? Non mangiate i vostri figli? Evitate la carne cruda? Datevi al vegetarianismo? …forse qualcosa del genere, ma per fortuna i nostri racconti non hanno bisogno di morale, dato che vogliono solamente trasportarci all’interno dei misteri di questa stupenda città: Madrid.

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